“LE MOTIVAZIONI RAZIONALI DEL NO AL NUCLEARE IN ITALIA,
ABBANDONIAMO I LUOGHI COMUNI!!!”
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Nucleare: l'opposizione dei movimenti
1. Il rientro al Nucleare rappresenta una vera necessità per L’italia?
No, il rientro al nucleare non rappresenta alcuna necessità per l'Italia: importiamo il 12,5% circa di energia elettrica dall'estero e secondo uno studio dell'ENEA commissionato dal governo (energia e ambiente 2008) con il risparmio energetico e l'efficienza energetica si può ridurre le emissioni di CO2 del 50% circa.
Attualmente la nostra rete elettrica perde 20.443,7 GWh annui (dati del 2008). Questo valore si può paragonare al 50% dei GWh di dipendenza di elettricità dall’estero (43.432,5 GWh); quindi con il miglioramento della rete ridurremmo la nostra dipendenza dall’estero di quasi la metà (passando dal 12,5% attuale ad un 6-7%).
Rapporto energia e ambiente 2008
Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (vedi tabella)
2. Il rientro al nucleare risolve l’attuale crisi energetica?
No, i primi cantieri verranno aperti nel 2013 e i tempi di realizzazione di una centrale nucleare di tecnologia EPR (quelle che si vogliono realizzare in Italia) sono ancora ignoti, perché non ne è stata ultimata ancora nessuna al mondo di questa tipologia.
In Europa ci sono 2 cantieri aperti di centrali EPR:
-uno in Finlandia, iniziato nel 2003 con ultimazione prevista nel 2009, posticipata al 2012 (da 6 anni previsti si è già passati a 9).
-uno in Francia, iniziato nel 2007 con ultimazione prevista nel 2012
(i ritardi sono imputabili alla necessita di adeguare il progetto in itinere alle richieste dell’autorità di vigilanza sulla sicurezza sul nucleare nello specifico quella Francese, Inglese e Finlandese e alle complicazioni che queste comportano ed in aggiunta al reperimento e alle fluttuazione del costo delle materie prime necessarie, con un conseguente aumento dei costi).
Nucleare: tre autorità europee bocciano l'Epr, il sistema scelto dall'Enel per l'Italia
Joint Regulatory Position Statement on the EPR Pressurised Water Reactor
3. Il rientro al nucleare aiuterà a combattere i cambiamenti climatici?
No, perché in Italia siamo già in ritardo con il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 imposte dal protocollo di Kyoto, bisogna intervenire ora affinché le azioni congiunte dei paesi firmatari abbiamo un effetto concreto nella lotta ai cambiamenti climatici.
Inoltre il non raggiungimento di questi obiettivi comporterà il dover pagare con denaro pubblico l’avere ecceduto nelle emissioni di CO2 permesse (il gas serra maggiormente responsabile del riscaldamento globale).
In aggiunta non riusciremo a rispettare per il 2020 gli obiettivi “20-20-20” Europei (entro il 2020, ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica, aumentare al 20% l'energia prodotta da fonti rinnovabili e migliorare del 20% l'efficienza energetica).
4. La scelta francese di preferire il nucleare è vincente?
No, questa scelta non gli ha assicurato l’indipendenza elettrica in quanto anch’essa importa normalmente elettricità da: Belgio, Germania, Italia, Inghilterra, Spagna e Svizzera (dati Eurostat 2007); oltretutto, questo inverno a causa dell’arresto di 18 reattori (su 58) per varie problematiche, l’importazione sarà maggiore per minimizzare il rischio di blackout nazionale. Ciò accade in quanto il sistema francese di riscaldamento degli edifici si basa quasi esclusivamente sull’utilizzo di elettricità.
La France va devoir importer de l'électricité cet hiver
5. Il nucleare abbasserà il costo delle nostre bollette?
No, ad oggi non esiste nessun accordo tra chi gestirà le centrali e lo Stato, che comporti una riduzione del prezzo dell’elettricità, quindi non c’è alcuna garanzia delle dichiarazioni che affermano una riduzione della bolletta.
Non dimentichiamo che lo smantellamento delle centrali Nucleari che già abbiamo è affidato alla Sogin società a fondi pubblici: una parte della nostra bolletta è destinata a ciò, e sarà così anche per quelle future.
6. Il nucleare risolve il problema occupazionale?
No, perché il nucleare crea nuovi posti di lavoro maggiormente nella fase di realizzazione delle centrali, mentre nella fase di attività i benefici sono concentrati localmente. Differentemente un sistema energetico basato sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica degli edifici, dell’industria e dei trasporti e l’ammodernamento della rete indurrebbe molti più posti di lavoro del nucleare su tutto il territorio nazionale.
7. Il nucleare di III generazione EPR è un'energia pulita?
No, si dichiarata che non emette CO2 ma bisogna considerare le altre esternalità legate alle fasi di: smaltimento scorie, stoccaggio definitivo, decommissioning in termini di impatto sull’ambiente e il reperimento dell’uranio che, oltre all’impatto ambientale, comporta la perdita di molte vite umane date dall’esposizione al materiale radiattivo e i suoi derivati. (vedi lo sfruttamento delle miniere di uranio in Niger da parte dell’AREVA, la società che gestisce il nucleare in Francia)
Non dimentichiamoci che le scorie radioattive sono un’eredità che lasciamo alle nostre generazioni future anche per migliaia di anni.
8. L’energia nucleare è più economica delle rinnovabili?
No, se si tengono in conto i costi esorbitanti di: costruzione degli impianti EPR; costi di manutenzione, gestione, smantellamento delle centrali e stoccaggio delle scorie, con la conseguente realizzazione di depositi nazionali - ancora non definiti - (in Francia il deposito in realizzazione ha un costo di 60 mld di euro e ne serviranno altri). La catacombe dell'atomo nel caveau delle scorie
Non dimentichiamoci che l'uranio come il petrolio è soggetto a fluttuazioni di prezzo che dipendono dalla domanda (passando dai 7 $/lb del 2001 al picco di 135 $/lb del 2007). Ascesa, stagnazione e nuovo boom dell'estrazione dell'uranio - Costi
In Italia si voglio spendere ottimisticamente 32 Mld di euro per fare 8 centrali che in totale forniranno 12,8 GWh di elettricità, mentre in Europa si sta realizzando con la stessa cifra un sistema basato sulle rinnovabili che produrrà 100GWh di energia.
Smart Grid Europa: Mare del Nord, la Grande Visione
9. Il nucleare ci renderà indipendenti energeticamente?
No, costruendo centrali nucleari dovremo iniziare a importare uranio arricchito per farle funzionare. Le riserve mondiali di uranio sono attestate a finire tra circa 80 anni con l'attuale domanda, mentre con la realizzazione delle centrali programmate da ogni Paese questa stima si riduce a 30 anni.
La nostra dipendenza energetica, ma anche quella di tutti gli altri paesi europei è legata alle risorse, carbone, gas, petrolio, uranio ecc.. che importiamo per alimentare le centrali che abbiamo sul territorio nazionale (come fanno tutti i paesi), senza dimenticare che la Francia importa molto più petrolio di noi. (Fr=92.602.000 toe, It=77.577.000 toe annui al 2007).
10. Le centrali nucleari si possono considerare a alto rischio di esplosione?
No, non è questa paura la motivazione che ci deve far opporre al nucleare: la storia testimonia che c’è stato un solo grave incidente (Chernobyl) che ha coinvolto buona parte dell’Europa e che le sue conseguenze si risentono tuttora sulle popolazioni circostanti l’epicentro dell’esplosione. Ciononostante non bisogna abbassare la guardia in quanto gli incidenti di minore entità sono al contrario diffusi, e riguardano maggiormente quelle centrali costruite più di vent’anni fa che ancora oggi sono in funzione.
11. Come raggiungere la vera indipendenza energetica?
La possiamo raggiungere non attraverso il nucleare che dipende dal reperimento dell’uranio (una risorsa limitata) ma investendo nelle energie rinnovabili. Il combustibile di questa tecnologia infatti si trova ovunque intorno a noi senza alcun costo; ha un costo catturarlo e utilizzarlo ma di certo di molto inferiore a quello che ha il nucleare, senza tener conto che il nucleare ha un costo immenso anche dopo il suo ciclo di vita (infatti un impianto nucleare dopo che ha finito di produrre corrente ha necessità di una costante manutenzione, dello smaltimento delle scorie e della bonifica del sito).
12. Oggi ha senso affermare che il nucleare sia una priorità per il paese?
No, le difficoltà che incidono maggiormente sulla vita del cittadino sono causate dalla carenza di servizi pubblici, dalla loro scarsa qualità, dall’infinita burocrazia, da una eccessiva pressione fiscale e dal degrado generalizzato delle nostre città.
Siamo sicuri che il nucleare di oggi non andrà a incidere nelle nostre bollette come il nucleare del passato fa tuttora? (nelle bolletta si sta pagando lo smantellamento delle vecchie centrali Italiane, uno smantellamento che è costato e sta costando molto, che ancora non si è concluso).
13. E' vero che le nostre centrali non sono mai entrate in funzione a causa del referendum del 1987?
No, le centrali in Italia sono entrate in funzione e hanno prodotto corrente:
-Latina: inizio costruzione 01/11/1958, prima accensione 27/12/1962, effettiva operatività commerciale 12/05/1963, arresto definitivo 01/12/1987
-Garigliano: inizio costruzione 01/11/1959, prima accensione 05/01/1963, effettiva operatività commerciale 01/06/1964, arresto definitivo 01/03/1982
-Enrico Fermi: inizio costruzione 01/07/1961, prima accensione 21/06/1964, effettiva operatività commerciale 01/01/1965, arresto definitivo 01/07/1990
-Caorso: inizio costruzione 01/01/1970, prima accensione 31/01/1977, effettiva operatività commerciale 01/12/1981, arresto definitivo 01/07/1990
dalla data di effettiva operatività commerciale fino al loro arresto che nel caso di quella di Garigliano è avvenuto per guasti, hanno prodotto corrente, quindi è sbagliato dire che le nostre centrali non sono mai entrate in funzione.
Energia nucleare in Italia (Vedi tabella).
14. Qual è l'alternativa al nucleare oggi?
Per il cittadino è più utile investire risorse nella ricerca ora, per la crisi del sistema italiano migliorando così la qualità della vita di ognuno di noi.
Solo un sistema basato su efficienza, risparmio energetico e rinnovabili rappresenta un vero rinnovamento del Paese e un passo avanti verso il progresso e verso la sostenibilità: una rivoluzione totale, che già sta avvenendo dal basso e che rappresenta una scelta molto più lungimirante, completa e diffusa rispetto l'inserimento puntuale di nuove centrali nucleari, i cui benefici sono limitati e si pongono come soluzione a valle del problema energetico nazionale, basta vedere quanti piccoli privati hanno già investito nel fotovoltaico, nel solare termico e nell'eolico per vederne il potenziale.
Non dimentichiamoci che investendo in questi campi riusciremo a rispettare le scadenze degli impegni vincolanti di riduzione di CO2 che il nostro governo ha preso a livello internazionale (Kyoto= 2012, 20-20-20= 2020), riuscendo così a non incorrere in sanzioni, che verranno pagate con denaro pubblico e che renderanno sempre maggiore il debito del nostro paese, riperquotendosi in modo negativo sulle tasche di noi cittadini! (non dimentichiamo che il nostro paese ha un debito pubblico di circa 1.750 mld di euro).
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